L'uomo desidera conoscersi e amarsi. Più si conosce, più
capisce di non poter conoscere tutto. Più si ama, più capisce che non gli basta
amare sé stesso. L'uomo, dunque, si trova ad essere tanto soggetto quanto
oggetto di conoscenza e amore. In questa prospettiva, una duplicazione
ontologica del genere rinvia ad un principio unificatore dell'uomo,
dell'essere, di Dio.
L'uomo dunque non è solo un individuo, ma anche la
determinazione di un principio. Egli vuole colmare la distanza che lo separa
dallo stesso, per questo si trova a far parte di una civiltà universale. Gli
uomini, dunque, stanno insieme perché naturalmente legati da principi
metafisici. Agostino ritiene che la verità non possa essere completamente
conoscibile, ma possa esserlo solo parzialmente. La ricerca della verità,
dunque, avviene mediante sapientia e scientia, mediante progressus e regressus.
La conoscenza non è mai definitiva, essa è unicamente il punto di partenza per
una nuova ricerca. Allo stesso modo che la conoscenza funzionano il desiderio
d'amore ma anche la società naturale stessa.
Tale società, aspaziale e atemporale, e universale,
originale e composta da uomini perennemente in dialogo, tra loro e con il
principio. Si tratta di una società infinita. Finite, al contrario, sono le
società particolari in cui gli uomini vivono sulla Terra.
Le civitas terrene sono, per Agostino, pluralità di uomini
che condividono il medesimo fine, esse sono la moltitudine di uomini concordi
cui fa riferimento Cicerone. Si tratta dunque di un principio metafisico della
socialità. Nel De Civitate Dei Agostino descrive due diverse società che
derivano da due diversi tipi di amore, vi è, infatti, un amore di sé che porta
al disprezzo di Dio, quello alla base della città terrestre, ma vi è anche un
amore per Dio che porta al disprezzo di sé, ed è questo amore che sta alla base
della città celeste. Una tendenza, che oramai possiamo considerare erronea,
portava ad associare la città terrestre allo stato e la città celeste alla
chiesa.
Per Agostino l'assolutizzazione dell'amore per sé stessi va
contro la natura dell'uomo, come contro tale natura va il disprezzo di sé
stessi. Da qui la concezione "mistica" delle due città: ogni civiltà
è un polo dialettico ove trovano il proprio sviluppo tutte le società esistite
nell'arco della storia. Secondo Agostino, la città celeste incarna il regno di
Dio (quello della Bibbia), destinato a realizzarsi alla fine dei tempi.
Nella disputatio contra Fortunatum manichaeum, Agostino ci
parla della legge come non unicamente politica, è contingente ma eterna. Essa è
la legge, o volontà, divina, che vieta di distruggere l'ordine naturale,
imponendo di preservarlo. Come detto, essa ha durata illimitata, e prescinde
dalla promulgazione da parte di esseri o istituzioni umane. Sia la ragione, sia
la volontà, sono frutti della legge.
Anche Dio è partecipe a tale legge, e rispetta sé stesso.
Dio orienta tutta la natura al bene. Ma, affinché la vita possa essere
governata e l'uomo possa essere limitato nel peccato, è necessaria la
soggezione ad un potere politico.

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