lunedì 21 ottobre 2019

Agostino in Breve


L'uomo desidera conoscersi e amarsi. Più si conosce, più capisce di non poter conoscere tutto. Più si ama, più capisce che non gli basta amare sé stesso. L'uomo, dunque, si trova ad essere tanto soggetto quanto oggetto di conoscenza e amore. In questa prospettiva, una duplicazione ontologica del genere rinvia ad un principio unificatore dell'uomo, dell'essere, di Dio.
L'uomo dunque non è solo un individuo, ma anche la determinazione di un principio. Egli vuole colmare la distanza che lo separa dallo stesso, per questo si trova a far parte di una civiltà universale. Gli uomini, dunque, stanno insieme perché naturalmente legati da principi metafisici. Agostino ritiene che la verità non possa essere completamente conoscibile, ma possa esserlo solo parzialmente. La ricerca della verità, dunque, avviene mediante sapientia e scientia, mediante progressus e regressus. La conoscenza non è mai definitiva, essa è unicamente il punto di partenza per una nuova ricerca. Allo stesso modo che la conoscenza funzionano il desiderio d'amore ma anche la società naturale stessa.
Tale società, aspaziale e atemporale, e universale, originale e composta da uomini perennemente in dialogo, tra loro e con il principio. Si tratta di una società infinita. Finite, al contrario, sono le società particolari in cui gli uomini vivono sulla Terra.
Le civitas terrene sono, per Agostino, pluralità di uomini che condividono il medesimo fine, esse sono la moltitudine di uomini concordi cui fa riferimento Cicerone. Si tratta dunque di un principio metafisico della socialità. Nel De Civitate Dei Agostino descrive due diverse società che derivano da due diversi tipi di amore, vi è, infatti, un amore di sé che porta al disprezzo di Dio, quello alla base della città terrestre, ma vi è anche un amore per Dio che porta al disprezzo di sé, ed è questo amore che sta alla base della città celeste. Una tendenza, che oramai possiamo considerare erronea, portava ad associare la città terrestre allo stato e la città celeste alla chiesa.
Per Agostino l'assolutizzazione dell'amore per sé stessi va contro la natura dell'uomo, come contro tale natura va il disprezzo di sé stessi. Da qui la concezione "mistica" delle due città: ogni civiltà è un polo dialettico ove trovano il proprio sviluppo tutte le società esistite nell'arco della storia. Secondo Agostino, la città celeste incarna il regno di Dio (quello della Bibbia), destinato a realizzarsi alla fine dei tempi.
Nella disputatio contra Fortunatum manichaeum, Agostino ci parla della legge come non unicamente politica, è contingente ma eterna. Essa è la legge, o volontà, divina, che vieta di distruggere l'ordine naturale, imponendo di preservarlo. Come detto, essa ha durata illimitata, e prescinde dalla promulgazione da parte di esseri o istituzioni umane. Sia la ragione, sia la volontà, sono frutti della legge.
Anche Dio è partecipe a tale legge, e rispetta sé stesso. Dio orienta tutta la natura al bene. Ma, affinché la vita possa essere governata e l'uomo possa essere limitato nel peccato, è necessaria la soggezione ad un potere politico.



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